L’amore non è un premio. Non si vince ad una gara.

Riflessioni ispirate da “Verrà l’alba, starai bene“. Ultimo romanzo di Gianluca Gotto

Quante volte pensiamo all’amore come a un risultato da conquistare, a un traguardo da tagliare con fatica? A una medaglia al valore da appuntare sul petto?

Nell’ultimo romanzo di Gianluca Gotto, “Verrà l’alba, starai bene”, si afferma, invece, che l’amore non richiede di essere meritato, non è un risultato da conquistare.

1. L’amore non è una gara

Siamo convinti, troppo spesso, che l’amore sia qualcosa di riservato ai “più meritevoli”, che sia un premio esclusivo per chi si sacrifica, per chi si impegna e soffre, per chi è forte. Gotto ci ricorda che l’amore vero non premia la fatica, non è una medaglia al valore, anzi, l’amore concede pause, sollievo, fa tirare il fiato.

«Non devi vincerlo, come se fosse una gara»

Questa semplice frase spazza via l’ansia da prestazione e ci riporta all’essenza di ciò che cerchiamo: sentirci accolti così come siamo, fragili o forti che ci sentiamo.

2. La leggerezza come atto rivoluzionario

Quando l’amore non richiede prestazioni eroiche, quando non impone di essere forti a ogni costo, ci offre uno spazio di leggerezza. È lì che riscopriamo la capacità di respirare, di rallentare, di tornare a un ritmo umano. È in quel respiro profondo che possiamo ri-incontrare il nostro vero io, al di là delle maschere e delle prove da superare.

3. Essere ciò che si è

Amare senza condizioni significa lasciarsi essere, senza timore di non essere “abbastanza”. Gotto ci ricorda che le cose più belle della vita…

«Non ti impongono di essere forte. Sono quelle che ti consentono di tirare il fiato. Essere ciò che vuoi essere. Anche se sei stanca, triste, fragile.»

È un invito a restare autentici, ad accettare la propria vulnerabilità come parte integrante della bellezza del nostro mondo interiore.

4. L’amore non è una resa di sé

Si ritiene che “dare tutto” è la prova d’amore suprema; dare tutto, anche se stessi.

Ciò è vero soprattutto per le donne. L’amore diventa una missione: restare, anche quando si soffre; dare, anche quando si è svuotate; mettere da parte se stesse, anche quando dentro si urla.

E, invece, l’amore, quello vero, non è la resa di sé, non è scomparire, annullarsi, anche perché se si scompare chi resta ad amare?

5. Ripensare le nostre relazioni

Se cambiamo chiave di lettura e rinunciamo all’idea dell’amore come risultato, le nostre relazioni ne traggono un enorme beneficio. Ci apriamo a comunicare senza filtri, a condividere dubbi e paure senza timore di essere giudicati, a sostenere l’altro non con gesti grandiosi ma con la presenza discreta e costante.

Conclusione: il coraggio di non “meritare”

Non c’è niente di più coraggioso che rinunciare alla corsa verso un “merito” che non ha senso. Abbracciare un amore che non chiede alcuna prova è un atto di fiducia: fiducia in se stessi e nell’altro, nella reciproca accoglienza e nella possibilità di stare bene, semplicemente, insieme.

Perché l’amore vero non si conquista: si vive.


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Emilia Fortunata Corsi

Sono counselor, orientatrice e insegnante di filosofia. Con passione accompagno adolescenti e adulti a conoscersi meglio, ritrovare la fiducia in loro stessi e sviluppare relazioni più autentiche, unendo ascolto, consapevolezza e strumenti concreti per il cambiamento.

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